Los diarios de Mussolini. Opereta en tres actos (I)

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Ya saben lo que se cuece en Italia, los supuestos diarios inéditos de Mussolini. Aquí también ha llegado la cosa. Yo lo leí en El País, donde se decía: “A los 62 años de la ejecución de Mussolini, el senador italiano Marcello Dell’Utri, de la derechista Forza Italia, el partido de Silvio Berlusconi, reveló el pasado sábado en Udine que estaba en posesión de esos cinco cuadernos, que habrían sido llevados clandestinamente a Suiza por uno de los partisanos que participaron en el arresto y ejecución del Duce. Los documentos, actualmente bajo custodia notarial en un banco de la ciudad suiza de Bellinzona, arrojarían (de ser auténticos) una nueva luz sobre el pensamiento político del líder fascista italiano. El fragmento que más polémica ha creado es el que reza así: “No podemos y no debemos tomar las armas, que de todas maneras no tenemos”, lo que hace pensar que Mussolini era contrario a la entrada de Italia en la guerra, a pesar de haber firmado acuerdos con Hitler poco antes”. 

Para esclarecer el entuerno, se puesto a ello uno de los máximos expertos del mundo de la mussolinologia, si se me permite la expresión: Emilio Gentile. Se trata de un prestigioso profesor de historia contemporánea de la Universidad de  La Sapienza, la de Roma.

A su juicio, y es relevante, esos textos sólo se pueden calificar como un auténtico bluff. No los escribió el Duce, de eso está seguro: “Permangono”, excribió para  L’espresso ya a finales de 2005, “fondati motivi per dubitare che l’autore delle cinque agende sia stato Benito Mussolini”. Gentile estudió los diarios durante dos meses   a raiz de que en novembre de 2004 fueran ofrecidos a esta publicación por Maurizio Bianchi, hijo del partisano  que los habría conseguido el 27 de abril 1945 en la localidad de  Dongo, tras la captura de Mussolini. Como recordatorio, ahora que la cosa ha explotado, Gentile resume lo estrafalario y clamoroso de la falsificación.  

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Primero:   “Nomi errati ed errori grammaticali, discordanze cronologiche, incongruenze e inesattezze”. Incluso hay partes que parecen tomadas  de las crónicas periodísticas de la época. “Una prima lettura  mi ha dato un’impressione generale di unità e coerenza, sia per lo stile che per il contenuto dei cinque diari, tali da far pensare che siano stati scritti dalla stessa persona, anche se il tono, il contenuto e la lunghezza delle annotazioni variano a seconda degli anni. (…) Non sono tuttavia emersi motivi sufficienti per formulare subito un giudizio sull’autenticità o meno”.

Para hacer bien las cosas, Gentile señala que emprendió su análisis  “non per campioni o periodi particolari”, sino siguiendo de forma meticulosa “giorno per giorno le annotazioni”. De esa forma, ha podido confrontar “le note dei diari con il maggior numero possibile di fonti edite (documenti, diari, memorie) e di opere storiografiche sulla vita di Mussolini e sulle vicende del periodo cui si riferiscono i diari”. Por otra parte, ha comparado   “quotidianamente, per tutto il periodo compreso fra il 1935 e il 1939, gli avvenimenti pubblici, gli eventi di cronaca, e anche, dove possibile, le condizioni meteorologiche con analoghe notizie della stampa coeva”. Y todo ello ayudándose de la  “lettura incrociata di vari giornali e riviste come ‘Il Popolo d’Italia’ e il ‘Corriere della Sera’, il ‘Messaggero’ e la ‘Tribuna’, ‘La Stampa’, e ‘Gerarchia’, fino a ‘La rivista illustrata del Popolo d’Italia’ e gli ‘Annali del fascismo’. Verificando, nei punti ancora ambigui, con la documentazione dell’Archivio centrale dello Stato”.

De todo lo anterior, extrae el profesor Gentile un juicio que no puede ser más drástico: “Dal punto di vista della novità e dell’originalità”, insiste, “questi diari non presentano un contenuto documentario particolarmente nuovo e originale per la biografia di Mussolini”, ni tampoco “per la storia del periodo di cui fu protagonista”. Hay aquí y allá datos sacados “da altri diari e memorie di protagonisti del regime fascista, come ad esempio i diari di Galeazzo Ciano, Giuseppe Bottai e altri collaboratori del Duce, sia nella politica interna che nella politica estera”. Además,  “si è riscontrata in queste agende una singolare mancanza di note su momenti, aspetti e figure che ebbero sicuramente un significato e un ruolo molto importante nella vita politica di Mussolini”. Por si fuera poco, uno no observa “mai un resoconto dettagliato o citazioni testuali dei numerosi colloqui che Mussolini ebbe con il re, né vi sono altre notizie che permettano di avere una più ampia conoscenza delle relazioni fra la monarchia e il regime fascista, a parte alcune considerazioni sul problema della ‘diarchia’, cioè sui rapporti fra il re e il Duce, che tuttavia nulla aggiungono a quanto già noto da altre fonti, a cominciare da scritti e dichiarazioni dello stesso Mussolini”.

Finalmente, hay un aspecto curioso: “il carattere prevalentemente descrittivo e impressionistico delle annotazioni sullo svolgimento di eventi di grande rilievo della politica di Mussolini, come gli incontri di Stresa e di Monaco, e i viaggi del Duce in Germania e di Hitler in Italia”. Es decir, en pocas palabras:  “spesso di minimo interesse e di scarso significato”.  

Otro día, más

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